C'è una domanda che nel sud-ovest dell'Inghilterra può incrinare amicizie, dividere famiglie e trasformare una tranquilla sala da tè in un campo di battaglia diplomatico. Non riguarda la politica, né la religione. Riguarda uno scone. Più precisamente: se sopra lo scone vada messa prima la clotted cream o prima la marmellata di fragole.
Chiunque abbia viaggiato tra il Devon e la Cornovaglia sa che questa non è una questione secondaria. È identità. È appartenenza. È il tipo di disputa che gli inglesi, con quella loro capacità unica di trattare le cose serie con leggerezza e le cose leggere con estrema serietà, portano avanti da generazioni senza alcuna intenzione di risolverla.
Il cream tea, questa cerimonia semplice e quasi ascetica, è molto più di una merenda. È uno degli oggetti culturali più sinceri che l'Inghilterra abbia prodotto: niente di sfarzoso, niente di esotico. Solo un tè ben fatto, uno scone caldo e quella crema straordinaria che non somiglia a nulla di quello che si trova nel resto d'Europa.
Cos'è il cream tea: tre elementi, nessuna scorciatoia
Prima di entrare nella disputa, vale la pena capire di cosa stiamo parlando con precisione, perché il cream tea non è semplicemente un tè con dei dolcetti. È un rito con componenti specifiche, ognuna delle quali richiede una certa attenzione.
Il primo elemento è lo scone. Non un biscotto, non una brioche, non un muffin. Lo scone è un impasto lievitato a base di farina, burro, latte e zucchero, cotto in forno a temperatura alta e servito tiepido. La sua texture è densa ma friabile, leggermente asciutta, pensata esattamente per assorbire quello che verrà dopo. Gli scones del cream tea sono in genere bianchi o leggermente dorati, a volte con ribes o uvetta (nella variante chiamata fruit scone), ma nella versione più pura sono neutri.
Il secondo elemento è la clotted cream. Qui bisogna essere chiari: non è panna montata, non è crème fraîche, non è mascarpone. La clotted cream è un prodotto unico, ottenuto scaldando lentamente il latte intero ad alta percentuale di grasso fino a formare una crosta densa e giallina in superficie. Ha una consistenza quasi solida, burrosa, con una leggerissima nota di nocciola. La sua percentuale di grasso si aggira intorno al 55-65%. Una cosa senza equivalenti diretti nella tradizione casearia italiana o francese.
Il terzo elemento è la marmellata, quasi sempre di fragole. Non una confettura qualsiasi: deve essere densa, non troppo dolce, con pezzi di frutto riconoscibili. Questo trio, tè compreso, forma il cream tea nella sua versione canonica.
Le radici medievali di uno scone pomeridiano
Le origini del cream tea come pratica codificata risalgono, secondo le fonti più attendibili, all'abbazia di Tavistock nel Devon, intorno all'anno 997. I monaci benedettini, si racconta, offrivano pane con crema e marmellata ai lavoratori impiegati nella ricostruzione dell'abbazia dopo un'incursione vichinga. Il dettaglio è quasi troppo pittoresco per essere vero, ma le fonti storiche locali lo citano con una certa costanza.
La diffusione popolare del rito, però, è molto più recente. Fu nel corso del diciannovesimo secolo, con l'arrivo della ferrovia nel Devon e poi in Cornovaglia, che il sud-ovest divenne una meta turistica accessibile per la classe media vittoriana. Le sale da tè proliferarono lungo la costa: Torquay, Exeter, St Ives, Padstow. Il cream tea diventò il simbolo gastronomico di quella vacanza balneare inglese, con i suoi cielo grigio, le scogliere, il vento salino e quella tazza di tè che scalda le mani.
La clotted cream, in particolare, aveva radici antiche in entrambe le contee. Sia il Devon che la Cornovaglia vantano una tradizione casearia fortissima, legata a razze bovine locali e a pratiche di lavorazione del latte tramandate per secoli. La contesa sulla paternità della crema è parallela a quella sullo scone: entrambe le regioni rivendicano di averla inventata, e nessuna ha torto del tutto.
La grande disputa: Devon contro Cornwall
Eccoci al cuore della questione. Il metodo del Devon prevede di tagliare lo scone a metà, spalmare prima la clotted cream come fosse burro e poi aggiungere sopra un cucchiaio di marmellata di fragole. La crema fa da base, la marmellata da copertura. Visivamente, il risultato è un cerchio bianco-avorio coronato di rosso.
Il metodo della Cornovaglia inverte l'ordine: prima la marmellata, poi la clotted cream. La marmellata è la base, la crema è la chiusura. Chi segue questo metodo sostiene che la crema, essendo l'ingrediente più prezioso e caratteristico, meriti di stare in primo piano, sia visivamente che al palato. È anche, dicono, il modo in cui si serviva storicamente nelle case contadine corniche.
La differenza non è solo estetica. Cambia la sequenza degli aromi in bocca: nel metodo Devon, la crema è il primo contatto con il palato, il grasso avvolge tutto e la marmellata arriva dopo come contrappunto dolce e acido. Nel metodo Cornovaglia, la dolcezza della fragola apre il boccone e la crema chiude, stemperando.
La Cornovaglia, nel 2013, ha ottenuto la denominazione di origine protetta europea per la propria clotted cream (Cornish Clotted Cream), il che ha alimentato ulteriormente il senso di superiorità locale. Il Devon, dal canto suo, non si è mai rassegnato e continua a considerare il proprio metodo come quello originale e più corretto.
La famiglia reale inglese ha persino preso posizione: la casa reale ha dichiarato più volte di seguire il metodo del Devon, e un documento della Duchessa di Cornovaglia (oggi Regina Camilla) in visita ufficiale in Cornovaglia seguiva invece il metodo locale, quasi a voler tenere i piedi in due scarpe. Una diplomazia dello scone che direbbe molto, se si volesse applicarla alla politica vera.
Dove mangiare il vero cream tea: indirizzi e atmosfere
Per chi vuole vivere questa esperienza sul campo, il sud-ovest inglese offre centinaia di sale da tè, ma alcune meritano un cenno particolare.
In Devon, Dartington è una zona fertile: il Cider Press Centre a Shinners Bridge ospita una sala da tè dentro un complesso artigianale di rara bellezza. A Totnes, piccola città bohémien sul fiume Dart, ci sono diversi tea room che servono il cream tea secondo il metodo locale, con clotted cream prodotta da fattorie del circondario. A Exeter, la Gandy Street è piena di locali storici.
In Cornovaglia, St Ives è probabilmente la capitale emotiva del cream tea: il paese di pescatori diventato meta d'arte, con le sue case di granito bianco e il mare turchese, ospita decine di sale da tè. Il Tregothnan Estate, vicino a Truro, è l'unica piantagione di tè del territorio inglese continentale e organizza degustazioni che includono il cream tea con prodotti locali. Padstow, resa famosa da Rick Stein, ha tea room di qualità. E Boscastle, con il suo porto medievale, è uno dei luoghi più suggestivi dove sedersi con una tazza in mano.
Una regola pratica: nelle sale da tè serie, lo scone arriva caldo o appena tiepido. Se arriva freddo, è già un segnale. La clotted cream deve avere la sua crosticina giallina in superficie: se è completamente bianca e montata, probabilmente non è clotted cream autentica ma un sostituto.
La clotted cream nel resto d'Inghilterra (e le imitazioni da evitare)
Fuori dal Devon e dalla Cornovaglia, il cream tea esiste ma spesso perde qualcosa per strada. Nei caffè delle città, la clotted cream autentica è sostituita con panna montata, crème fraîche o, nei casi peggiori, margarina vegetale mascherata. Non è la stessa cosa. Non è nemmeno paragonabile.
A Londra, i migliori afternoon tea degli hotel di lusso, da Claridge's al Ritz, servono clotted cream autentica, importata dal Devon o dalla Cornovaglia. Ma il contesto è diverso: lì si parla di afternoon tea, che è un'altra cosa, più elaborata, con sandwich di cetriolo, torte a strati, pasticcini. Il cream tea è più austero, più diretto. È il pomeriggio in campagna, non il salotto di Mayfair.
Chi vuole replicare il rito a casa, in Italia, troverà la clotted cream in alcuni negozi specializzati nelle grandi città o online. Si conserva in frigorifero e dura poco dopo l'apertura. Con uno scone fatto in casa, una buona marmellata di fragole e un tè come base, il risultato può essere sorprendente anche lontano dalle coste del Devon.
Lo scone si fa con poco: farina autolievitante, burro freddo, latte intero, un pizzico di sale e un cucchiaino di zucchero. Il segreto è non lavorare troppo l'impasto, perché uno scone trattato come il pane diventa duro. Deve rimanere grezzo, quasi sbrigativo. È quella rozzezza contenuta a renderlo perfetto.
Un rito che resiste
In un'epoca in cui ogni prodotto gastronomico viene raccontato con il linguaggio della tradizione autentica e del territorio, il cream tea ha il vantaggio di essere davvero quello che dice di essere. Non c'è stato un momento in cui qualche azienda alimentare lo ha reinventato o reso globale. Rimane ancorato a due contee, a pratiche casearie locali, a sale da tè che odorano di legno e tè non abbastanza caldo.
La disputa Devon-Cornwall è reale ma anche affettuosa. Entrambe le contee sanno benissimo che il cream tea è buono in entrambi i modi. La contesa serve a qualcos'altro: a rafforzare un senso di appartenenza in luoghi che si sentono geograficamente e culturalmente ai margini dell'Inghilterra. Il Westcountry ha sempre guardato Londra con una certa diffidenza, e il cream tea è uno dei modi in cui dice: noi abbiamo qualcosa che voi non avete.
Alla fine, quello che conta è la qualità della crema, la freschezza dello scone e la compagnia. Scegliete pure il metodo che preferite. Ma fatelo con convinzione.