C'è un momento, nelle mattine di gennaio, in cui il freddo non è ancora sconfitto dalla luce. La finestra è appannata, le mani cercano calore. È esattamente in quel momento che il chai masala rivela la sua natura: non è una semplice bevanda speziata, è una risposta fisica al freddo, un atto di cura verso se stessi.
In India, il masala chai (letteralmente «tè speziato») è il tè di strada, quello versato da altezze vertiginose nei bicchieri di terracotta per aerarlo, quello che riempie le stazioni ferroviarie di Mumbay alle sei del mattino. Ma è anche il tè di casa, quello che ogni famiglia prepara con la propria combinazione di spezie, tramandata senza ricetta scritta, affinata negli anni. Ogni chai è diverso: c'è chi abbonda con il pepe nero, chi giura sul zenzero fresco, chi non rinuncia all'anice stellato.
Portarlo in una cucina italiana non richiede nessuna concessione al folklorismo. Bastano pochi ingredienti, un pentolino, e la pazienza di non avere fretta.
Le spezie: cosa serve e perché
La base aromatica del chai masala poggia su quattro spezie cardine. Ognuna ha un ruolo preciso e non è intercambiabile con le altre.
- Cardamomo verde: è la nota floreale e fresca che alleggerisce il tutto. Si usano i baccelli interi, schiacciati con il piatto del coltello per liberare i semi.
- Cannella: meglio in stecca che in polvere. La cannella di Ceylon è più delicata di quella cassia; quest'ultima, più comune nei supermercati italiani, ha un carattere più pungente e legnoso.
- Zenzero: preferibilmente fresco. Una fettina di circa due centimetri, non pelata, aggiunge calore immediato e una nota agrumata che lo zenzero in polvere non riesce a replicare.
- Chiodi di garofano: bastano due o tre. Sono potenti, e in eccesso sovrastano tutto.
A queste si aggiungono, secondo il gusto personale, una piccola stella di anice (per un fondo anisato e profondo), qualche grano di pepe nero (per il calore secco), o una piccola stecca di liquirizia (più rara, ma tradizionale in alcune regioni del Rajasthan).
Una nota pratica: le spezie intere rendono meglio di quelle macinate, sia per aroma che per controllo del sapore. Ma se si ha solo la dispensa di un italiano medio, anche una combinazione di spezie in polvere funziona, purché le dosi siano ridotte della metà.
Il tè: quale scegliere

Il chai masala tradizionale si prepara con un tè nero robusto, capace di reggere il peso delle spezie e del latte senza dissolversi. In India si usa quasi sempre l'Assam, un tè del nord-est del Paese con un corpo maltato, corposo, leggermente astringente. È la scelta corretta anche in Italia.
Si può usare anche un CTC (sigla che sta per «crush, tear, curl», il processo di lavorazione che produce granuli piccoli e a rilascio rapido), reperibile nei negozi di alimentari indiani presenti in tutte le grandi città. Estrae molto velocemente e dà un colore intenso. Le foglie in fogli interi, invece, richiedono qualche minuto in più ma offrono una complessità aromatica maggiore.
Da evitare: i tè cinesi come il Keemun o i tè affumicati come il Lapsang Souchong, che confliggono con le spezie invece di sorreggerle. Anche il Darjeeling, nobile e floreale, si perde nel confronto con cardamomo e cannella.
La ricetta (per due tazze grandi)

Questa è la versione base, quella da cui partire e poi modificare secondo il proprio gusto.
- Versate in un pentolino 300 ml di acqua fredda. Aggiungete le spezie: 4 baccelli di cardamomo schiacciati, 1 stecca di cannella spezzata, 3 chiodi di garofano, 3 fettine di zenzero fresco, 4 grani di pepe nero (opzionale).
- Portate a ebollizione a fuoco medio, poi abbassate e lasciate sobbollire per 3-4 minuti. Le spezie devono avere il tempo di cedere i loro oli essenziali all'acqua.
- Aggiungete 2 cucchiaini colmi di tè nero Assam in foglia (o 2 bustine robuste). Lasciate in infusione 2 minuti, non di più: il tè troppo lungo diventa amaro e tannico.
- Versate 200 ml di latte intero (o vegetale, ma il latte di avena è quello che si comporta meglio con le spezie calde). Riportate a ebollizione mescolando, poi abbassate ancora.
- Lasciate sobbollire il tutto per 2 minuti: il latte si amalgama, le spezie si fondono, il colore diventa ambrato scuro.
- Filtrate in due tazze, dolcificate con zucchero di canna o miele. In India si usa molto zucchero: il dolce bilancia l'astringenza del tè e la piccantezza dello zenzero. Regolatevi secondo il vostro gusto.
Variazioni e adattamenti

Una volta padroni della ricetta base, le variazioni vengono da sole. Il chai kashmiri, per esempio, si prepara con tè verde invece di tè nero e aggiunge mandorle tritate e zafferano: è rosato, dolcissimo, completamente diverso dal masala del sud.
Per un chai adatto alle serate invernali più fredde si può aggiungere una piccola quantità di pepe lungo (più aromatico e meno pungente del nero) o qualche seme di finocchio, che ammorbidisce il tutto con una nota fresca e digestiva.
Chi non vuole usare latte vaccino può orientarsi verso il latte di avena o quello di cocco. Quest'ultimo, in particolare, aggiunge una nota grassa e dolce che si sposa bene con la cannella e trasforma il chai in qualcosa di più vicino a un dessert speziato.
Una variante pratica per chi lavora da casa: preparare in anticipo un concentrato di spezie. Si fanno bollire le spezie in 500 ml di acqua per dieci minuti, si filtra, si conserva in frigorifero per tre giorni. Quando serve, basta scaldare una parte del concentrato con una parte di latte e aggiungere il tè. Il risultato è identico, con un quinto del tempo.
La questione del latte: freddo o caldo dall'inizio?
Su questo punto i puristi si dividono. Il metodo tradizionale prevede di mettere latte e acqua insieme fin dall'inizio, lasciando che si cuociano insieme con le spezie. Il risultato è un chai più cremoso, con un leggero sapore di latte cotto che molti considerano parte integrante del carattere della bevanda.
Il metodo qui proposto, invece, aggiunge il latte dopo le spezie e il tè, per avere un maggiore controllo sull'infusione. È meno autentico ma più affidabile per chi comincia.
La risposta onesta è: entrambi funzionano. Provateli entrambi e scegliete quello che vi convince di più. Il chai non ha un custode, ha solo chi lo beve.
Quella tazza fumante, con le spezie ancora in sospeso, il colore della terra bagnata, il profumo che arriva prima di tutto il resto: è una delle cose più semplici che si possano fare in cucina, e tra le più soddisfacenti. Vale la pena prendersene cura.